ABUSI E SVIAMENTI
1629 75. Nel tempo in cui Francesco dimorava nel
palazzo del vescovo di Assisi, un giorno uno dei suoi compagni
gli disse: «Padre, perdonami. Quello che sto per dirti
è già stato notato da molti». E continuò:
«Tu sai come una volta in tutto il nostro Ordine, per
grazia di Dio, fioriva la purezza della perfezione. Tutti
i frati osservavano con fervore e impegno la santa povertà
in ogni cosa: negli edifici piccoli e miseri, negli utensili
pochi e rozzi, nei libri scarsi e poveri, nei vestiti da pezzenti.
In questo, come in tutto il loro comportamento esteriore,
erano concordi nello stesso volere, solleciti nell'osservare
tutto ciò che riguarda la nostra professione e vocazione
e buon esempio; unanimi erano nell'amare Dio e il prossimo.
Ma da poco tempo in qua, questa purezza e perfezione ha cominciato
ad alterarsi, checché i frati dicano per scusarsi,
sostenendo che non si può più osservare questo
ideale per la moltitudine dei frati. Molti inoltre credono
che il popolo sia meglio edificato da questo nuovo modo di
vivere che da quello primitivo, e hanno la sensazione che
sia più conveniente vivere e comportarsi così.
Hanno quindi scarsa stima della semplicità e povertà,
che sono state ispirazione e base del nostro movimento. Considerando
queste deviazioni, siamo persuasi che dispiacciano anche a
te; ma restiamo fortemente stupiti nel vedere che tu le sopporti
e non le correggi, se ti dispiacciono».